Lo sport come veicolo di integrazione, come collante sociale e motore per la cultura sportiva. Nella rete di Amici Unicusano, il progetto dell’Ateneo che mira a creare un network di realtà, imprenditoriali e non, intorno all’Università Niccolò Cusano, figura la società Aurelio Fiamme Azzurre, di cui è presidente Giorgio Calisti. Il direttore generale Alessandro Paparella, intervenuto a Radio Cusano Campus, ha spiegato le difficoltà e le soddisfazioni legate al lavoro con i giovani nonché i motivi per cui è importante poter godere del sostegno della Cusano.

Direttore, quando si parla di sport sembra tutto facile. In realtà, dal punto di vista organizzativo, portare avanti una società come la vostra non è così semplice.

«Sembra tutto semplice perché lo sport deve essere soprattutto divertimento, ma quando c’è di mezzo il calcio, con tutte le sue “esagerazioni”, ci sono 19 squadre in diverse categorie e 600 partite l’anno da gestire, dietro ci deve essere per forza di cose una grande organizzazione».

Dietro alla pratica non bisogna mai dimenticare la “filosofia”. Qual è il percorso che si deve tracciare per esaltare i valori dello sport?

«All’interno della nostra società vogliamo che i ragazzi crescano a immagine e somiglianza nostra. Basiamo la preparazione sull’educazione sportiva. Nel calcio, come nella vita, bisogna saper vincere e saper perdere, rispettare gli avversari e gli arbitri. Prepariamo i ragazzi non solo dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vista comportamentale. Se sentiamo una parolaccia uscire dalla bocca di un bambino lo rimproveriamo, sapendo che stiamo facendo qualcosa di importante per lui».

Questo lavoro di educazione si fa con i ragazzi, ma anche con i genitori…

«Esatto. Ogni mese organizziamo una riunione con tutti i gruppi squadra per informare i genitori. Alla lunga, questo lavoro paga: io faccio sempre l’esempio del genitore che ha due figli. Il secondogenito ha sempre un comportamento diverso dal primo: significa che la cultura e l’informazione aiutano. Informando i genitori diffondiamo la cultura sportiva».

Con l’Università Niccolò Cusano c’è una vicinanza non solo geografica: c’è il coinvolgimento diretto nel calcio e c’è la voglia di far capire l’importanza di un percorso parallelo fra studio e sport. Come nasce la vostra adesione al progetto Amici Unicusano?

«Ho scoperto l’Ateneo grazie a mia figlia che è una studentessa della Cusano. Ho sentito parlare il fondatore Stefano Bandecchi e sono rimasto sempre ben impressionato. È una collaborazione che pensiamo sia utile per portare la cultura sui campi di calcio, perché crediamo fermamente nello sport come veicolo di integrazione sociale. Abbiamo aderito con piacere al progetto Amici Unicusano perché vogliamo continuare ad avere appeal tra i giovani del nostro territorio».

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